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Il Capitale naturale può essere definito come lo stock mondiale di beni naturali che includono, il suolo, l’aria, l’acqua e tutti gli esseri viventi. E’ da questo capitale naturale che gli esseri umani traggono una vasta gamma di servizi, definiti servizi ecosistemici, che rendono possibile la vita umana.

Purtroppo, le misure tradizionali per quantificare i risultati economici tengono conto  del capitale economico e umano, ma trascurano il capitale naturale. Ciò comporta, a livello metodologico un rischio e sul piano pratico un impoverimento degli  ambienti naturali con conseguente perdita di servizi ecosistemici preziosi. Ad esempio, uno stock di alberi o di pesci forniscono un flusso di nuovi alberi o di nuovi pesci, flussi che possono essere indefinitamente sostenibili, se sfruttati in modo da non comprometterne la capacità rigenerativa. Dal momento che il flusso di servizi da ecosistemi richiede il funzionamento di interi sistemi, anche la struttura e la diversità del sistema sono importanti componenti del capitale naturale.

Spesso nei report, l’ambiente è una delle aree considerate “material”, ma più raramente il capitale naturale è  correlato alla materialità delle operations. Condurre una valutazione della materialità robusta, inserendo il capitale naturale come parametro, permette di determinare lo specifico capitale influenzato dall’attività dell’organizzazione e da cui può dipendere la continuità della stessa.

Domande quali: “Quanto è importante la biodiversità per il proprio business?”, “Quanto sono importanti i servizi ecosistemici?”, sono il primo passo di un’analisi che, se gestita secondo una visione strategica, permette di correlare le attività al capitale naturale e di fissare target e obiettivi di performance. Questo tipo di analisi, potrebbe o dovrebbe trovare il proprio spazio naturale nell’analisi di materialità, il processo di definizione degli aspetti così detti “material” per l’organizzazione.

Un aspetto chiave del principio della materialità è che le informazioni rendicontate dovrebbero essere allineate alla specificità di ogni organizzazione. L’analisi e la valutazione della materialità determina non solo quali temi sono trattati e approfonditi nei report di sostenibilità o nel report integrato ma, se usata in modo strategico, è uno strumento fondamentale per il processo di decision making. La trasparenza sulla definizione della materialità e sul processo utilizzato per giungere a tale definizione sono fondamentali per far comprendere agli stakeholder se i valori individuati siano allineati ai loro interessi, incluso il capitale naturale.

Seguendo un approccio già sfruttato nel risk assessment si può giungere all’identificazione di come l’impresa trae beneficio dall’ecosistema e di come le operations impattano sull’ambiente. La considerazione di aspetti operativi, legali, di reputazione, di mercato e finanziari, permette di evidenziare i rischi ma anche le opportunità da poter cogliere. KPIs adeguati permetteranno di fissare degli obiettivi di miglioramento di performance e di monitorare i progressi nel tempo. Una volta compresi e monitorati gli impatti si possono intraprendere azioni concrete per ridurre, per ripristinare e per compensare gli impatti che saranno comunque inevitabili, massimizzando i ritorni sul capitale naturale. Perché solo attraverso un percorso strategico si riuscirà infine a considerare il valore del capitale naturale in tutte le scelte aziendali e sviluppare un percorso, di pratiche, sistemi e policies che porti ad una sostenibilità vera.

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